Curriculum: lo allego o non lo allego? questo è il dilemma
Eravamo in tre, coetanei (non proprio… neolaureati, diciamo), tutti e tre in cerca di un nuovo lavoro, per motivi diversi. Prendevamo un caffè dopo pranzo alla Mondadori vicino a Fontana di Trevi, e il discorso è caduto casualmente sul faticosissimo lavoro di promozione di sé. Abbiamo così scoperto di avere idee diverse sull’invio del proprio curriculum via email. La Bionda lo manda in attach e ha una email standard che spara a tutti. Il Secco ed io invece siamo concordi nel non spedire mai il CV in allegato in prima battuta, se non espressamente richiesto. Il principio è: un brevissimo profilo nel corpo della email, dichiazione di disponibilità a mandare su richiesta un curriculum esteso e, soprattutto, da un po’ di tempo a questa parte un bel link al proprio profilo su linkedin.
Io inoltre ho confessato di aver smesso da tempo di mandare email standard, sempre uguali a tutti. La scrivo di volta in volta, “sulla persona” a cui la sto inviando. E costruisco anche quelle poche righe di autopresentazione sempre diversamente, cercando di mettere in evidenza quello che più potrebbe interessare a quella persona, in quel contesto…
Detta così sembra una strategia raffinata. In realtà è lecito nutrire qualche dubbio sulla sua efficacia, visto che finora sono riuscita a rimediare solo due contratti di 6 mesi ciascuno :-))
Se qualcuno ha sperimentato un metodo migliore per “vendersi” professionalmente, sarei felice di prendere ispirazione.
Erano mesi che pensavo di dovermi dotare di un biglietto da visita ma non riuscivo a decidermi. Sembra facile… Quando lavori per un’azienda, sia da consulente sia da dipendente, ci pensano loro. Ti danno un ruolo, ti definiscono e fanno in modo che ti presenti per quello che sei relativamente a loro. Quando metti in mano a qualcuno quel rettangolino di carta, che magari neppure ti piace, puoi dare per scontate diverse cose.
Anche alla mia micia sembra piacere molto il nuovo, delizioso
Trovarsi a lavorare con un esemplare della specie dell’homo bradipus è quanto di più devastante possa capitare ad un tipo spiccialetti come me.